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Il Patrono



LA FIGURA DI SAN BELLINO

ll santo che dà il nome alla nostra parrocchia, Bellino, è vissuto l' XI e il XII secolo, è stato vescovo di Padova ed è morto assassinato nel territorio di Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, ove principalmente si è diffuso il suo culto fino alla proclamazione a Patrono della Diocesi di Adria e Rovigo. Egli è stato personaggio di rilievo nella storia religiosa e anche civile di Padova, ma limitata è la documentazione storica che lo riguarda. La sua vita è terminata col martirio, ma misteriose sono le circostanze della morte. Quando Bellino visse, si passava da una civiltà ancora feudale, fondata sull'agricoltura, all'epoca comunale, e le attività artigianali e mercantili in espansione portavano ricchezza e cambiamento sociale ed economico. Il Vescovo Bellino accompagnò e guidò Padova in questo rinnovamento, cercando di ancorarlo a valori di salda moralità definitisi in un recente passato, quando, nel corso di una lotta ormai vinta, la Chiesa aveva ritrovato la propria forza spirituale e la propria libertà. Poco prima che Bellino sedesse sulla cattedra vescovile, nel 1122, col Concordato di Worms, si era conclusa un'epoca tra le più travagliate della storia della Chiesa, la Lotta per le Investiture. La disputa era stata tra l'imperatore tedesco Enrico IV e il Papa Gregorio VII, determinato a porre fine al costume per cui doveva essere l'imperatore, cioè l'autorità politica non quella religiose, a nominare i Vescovi. Le conseguenze di questo costume erano state gravi: nei Vescovi di nomina imperiale l'interesse politico e di potere dominava. A volte venivano nominati Vescovi non dei Sacerdoti ma dei laici e la moralità del Clero, piuttosto che di esempio, era talvolta di scandalo. Il Papa intraprese una lotta determinatissima di cui ricorderemo l'episodio di Canossa, quando Enrico IV, nel rigidissimo inverno del 1077, attese per tre giorni in ginocchio all'addiaccio il perdono del Pontefice. Nel pieno della contesa la Chiesa di Padova si era schierata con l'Imperatore e sulla cattedra vescovile sedeva un vescovo scismatico, Pietro, mentre il Vescovo cattolico Sinibaldo e il suo Arciprete Bellino erano stati costretti a rifugiarsi ad Este presso il Duomo di Santa Tecla. Quando Bellino divenne Vescovo, nel 1128, la lotta era ormai conclusa a favore della Chiesa. Era stata una lotta contro la sottomissione della Chiesa agli interessi politici dell'impero, una tutta per la Libertas Ecclesiae a cui Bellino aveva dato un suo valido contributo. Un Vescovo cattolico, nominato dal Papa, sedeva nella sede vescovile della città. E quale fu la linea seguita da Bellino nel consolidare, nella sua Padova, questa riconquistata libertà? In una Chiesa che usciva da una profonda divisione egli interpreta il suo compito come un compito di riconciliazione. Vi erano questioni di diritti usurpati, di beni materiali contesi alla Chiesa. Bellino prese in mano con pazienza ad una ad una le situazioni; esaminò le questioni con i feudatari, anche quelle riguardanti le proprietà della sua Chiesa; si presento agli abati dei conventi e anche li esaminò documenti, diritti di proprietà, atti precedenti, e ne emise di nuovi. La sua linea, chiara nei principi, tendeva alla riconciliazione, al ritorno a pieno titolo nella comunità di chi prima era caduto nell'eresia. Il Vescovo non aveva a cuore tanto l'ampliamento del patrimonio della Chiesa o il recupero dei beni materiali perduti, quanto la riaffermazione dei principi morali, soprattutto uno: è al Vescovo, alla sua autorità, che va riferito ogni aspetto della cura delle anime; Feudatari e anche Abati devono riconoscere che è il Vescovo nominato dal Papa il legittimo Pastore; si tengano i possessi delle terre, ma le persone che vi abitano il Vescovo le vuole conoscere e ad esse tutte deve arrivare la sua pastorale. Nella città in espansione Bellino operò affinché lo sviluppo economico fosse accompagnato dalla fede: seguì la confraternita dei Presbiteri, la Fratalea Cappellanorum, un'associazione di sacerdoti che egli presiedeva e che provvedeva a strutturare come una comunità anche nei beni materiali. Questi venivano messi in comune e ridistribuiti in modo che a tutti fosse garantita la dignità nella fraternità. Grazie a questa solida base Bellino poté riformare i costumi del suo clero, far sì che ogni sacerdote attendesse alla cura delle anime e anche permettere il rientro nella Comunione di coloro che si erano separati, senza umiliazioni, ma a precise condizioni di impegno, di obbedienza e di spiritualità nel servizio. Sotto Bellino una Padova che diventa Comune, che si espande e si accresce, vede la nascita delle parrocchie, così che ogni parte della città abbia la sua Chiesa e i laici entrino nella vita cristiana in comunione con un clero riformato e consapevole della propria missione e della propria responsabilità spirituale, stretto attorno al suo Vescovo. Della santità di Bellino parla per la prima volta una Vita agiografica redatta da un Vescovo di Adria, Bonaggiunta, della fine del XIII secolo, e da essa apprendiamo le circostanze della sua morte. La santità, così rara nei Vescovi e nel Clero del Medio Evo, viene suggellata dal martirio in questo Vescovo, assalito dai briganti nel Polesine, presso Fratta, mentre era in viaggio forse verso Roma per un incontro col Pontefice o forse verso l'allora potente abbazia della Vangadizza, l'attuale Badia Polesine. Secondo Bonaggiunta, nel prodigarsi per la riconquista della libertà della sua Chiesa, Bellino si era creato dei nemici, anche senza scrupoli, che, per aver perduto privilegi usurpati, l'attendevano al varco per potersi vendicare. E tra campi acquitrinosi e densi di boscaglia, in un luogo adatto agli agguati, i sicari sorpresero il martire, abbandonandone il cadavere, in una pozza di sangue. Cosa può dire oggi a noi la figura del Vescovo Bellino? In un momento di sviluppo e di tensioni egli ricondusse la sua città all'obbedienza alla Chiesa e ai principi del Vangelo. Guidò il suo gregge a vivere cristianamente nella civiltà nuova che incominciava. Nella nostra comunità, che vive in tempi di sviluppo ma che vuol crescere anche nella vita cristiana, in cui è grande la domanda di partecipazione dei laici alla vita della Chiesa, egli può forse essere sentito come il Patrono presso il Signore, affinché questa crescita avvenga nella fraternità, nella comunione e sotto la paterna guida dei pastori, all'interno del piano della Chiesa Universale.

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