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  PRIMA DI SAN BELLINO ...

Nella  prima metà degli  anni  40, nella zona dove sorge ora la nostra parrocchia, c'era  una grande  estensione  di  campi  coltivati da  poche  famiglie  contadine  che abitavano in case coloniche. Queste persone erano parrocchiani, alcuni  dell'  Arcella, altri del  Sacro  Cuore, altri di San Carlo, altri ancora della SS. Trinità.

Durante la seconda guerra mondiale Padova fu bombardata  ripetutamente,  soprattutto dal 1943, e la nostra zona, in particolare la fascia da  via  M.  Zoppo a via  del Giglio fu colpita spesso perchè  si trovava   in una posizione centrale  tra la  stazione   ferroviaria,  uno  degli obiettivi  principali  degli  aerei  alleati,  e  un deposito  militare,  con  relativa  postazione di contraerea, collocato a Pontevigodarzere, vicino all'argine fiume.

Racconta la signora Albertina Fasolo, oggi  moglie di Alfonso  Rampazzo:  << ... L'allarme allora suonava con frequenza quasi giornaliera e noi  abitanti  di via  del  Giglio, essendo  le  case sprovviste di rifugi, scappavamo verso Altichiero, attraversando i  binari e dirigendoci verso l'argine del fiume...>>.

I bombardamenti che colpirono più violentemente la nostra zona e che causarono  maggiori danni furono quelli del 16 dicembre 1943,  dell'  11 marzo e del  20 aprile  1944  e del  12 aprile 1945.

 <<Avevo allora 18 anni -  ricorda  ancora  la signora Fasolo,  che abitava  con la  famiglia  nelle casette vicino alla Fornace Morandi, in via del Giglio - e durante l'incursione aerea del 16  dicembre 43   la  strada   fu  colpita  molto  violentemente,  le case  furono   distrutte  e  morirono 11 persone...>>.

Solo  nella  famiglia  di  Vittorio Rampazzo e  Luigia  Nalesso,  i  genitori di quello che  poi   sarebbe diventato suo marito, morirono tre figli, rispettivamente di 21,18 e 2 anni,    sepolti poi nella Chiesa della Pace.

Nell' ultimo  periodo  bellico,  gli  abitanti  di  questa  zona  follarono quasi tutti in direzione  Nord, oltre il Brenta, nei comuni di San Giorgio  delle Pertiche e di  Campodarsego. Finita   la guerra, il sig. Vittorio Rampazzo iniziò  subito a ricostruire  la casa,  nel luogo dove  oggi   c'è la rivendita di fiori con le serre.  Mancava il materiale da costruzione e  quindi la casetta fu edificata usando le  numerose macerie  che si trovavano nella zona.  Riprese il lavoro dei campi  e il Sig.  Rampazzo  ricominciò a  coltivare anche i fiori, per poi venderli agli abitanti della zona, ma anche a clienti che arrivavano dall'Arcella e da Altichiero.